Selva di Val Gardena 10 Febbraio 2001
Questa volta grande spedizione dell'ufficio.
Dopo tante defezioni dell'ultimo momento solo i migliori sono rimasti: Io, Azzali, Pergi, Catty
e Paolo.
Paolo a dir la verità non era molto convinto: quando gli ho detto che ero a
casa sua per le 5 ha fatto delle rimostranze e si e' presentato con tanto di
cuscino (l'idea è stata di Catty, ma per scherzo, invece lo ha preso in parola).
Catty invece è stato eroico, è venuto (e ha tenuto duro fino in fondo) malgrado
lividi sugli stinchi riportati in un incidente stradale (quando ha sera gli ho
tolto gli scarponi ho temuto che mi svenisse, secondo me ha visto stelle
sufficienti per almeno tre galassie).
Già le prime luci dell'alba promettono un tempo splendido (promessa mantenuta).
Ma verso Ortisei Catty, ormai in piena crisi mistica, inizia con strani
vaneggiamenti: All'inizio chiede lumi sulla possibilità che un lontano parente
gli lasci in eredità una casa nei pressi di Ortisei (di cognome fa Cataldo ,
tipico cognome di nobile famiglia di storiche origini gardenesi), poi vagheggia
la possibilità di fondare sede della ditta sempre nei dintorni di Ortisei, poi
insiste sul fatto che io devo dovrei sposare ragazza di razza teutonica dalla
comprovata passione per lo sci.
Si arriva a Plan de Gralba malgrado una catena spezzata sulla macchina di Azzali
(le cui caratteristiche tecniche provocano sbandate del posteriore alla sola
vista delle prime montagne)e si inizia il percorso: in programma il giro della
Sellaronda.
Pergi ha dimostrato subito un grande coraggio ma un passo decisamente troppo
lento, ma ci ha seguito fino alla morte (lunedì in ufficio era un pezzo di legno
, mi immagino la domenica passata su passeggiando e giù per le 5 Terre).
Masetti invece ha dimostrato che lo sci ha alcuni parallelismi con la bicicletta
(una volta imparato non si scorda più), ma il fiato invece lo si perde eccome.
Azzali invece ha confermato le sue parole (e pure quelle altrui, non che
dubitassi minimamente) dimostrando che la classe non e'acqua.
Arrivati a Corvara deviazione per la Gran Risa (qui piccola delusione ,
l'affollamento ha inficiato la fruizione di questa mitica pista) quindi il
rientro verso il tracciato del Sellaronda.
Qui iniziano i problemi. Troviamo un tratto con cronometraggio, e io e Azzali ci
lanciamo in un parallelo, se non che alla fine freniamo assumendo una rotta di
collisione: inevitabile il contatto e la caduta (e le risate altrui).
Caduta innocua dal punto di vista fisico, ma con conseguenze sul piano tecnico:
uno ski stopper di Azzali si blocca e dobbiamo fare un' intervento tecnico lungo
le piste, che ha comportato l'asportazione dello stesso (fatto che non è il
massimo) e una certa perdita di tempo, recuperata perché i più lenti sono andati
avanti.
Sennonché mentre scendevamo dalla Boe' ci siamo chiesti dove ci saremmo
ricongiunti con gli altri.
Una proiezione ottimistica ci diceva Arabba, invece che li troviamo alla fine
del primo muro 8-(((.
E' bastata una occhiata rapida tra me e Azzali per capirsi: adottato
immediatamente il piano B (la vita è o non è un piano B?): Pergi e Azzali
tornano indietro dal Passo Gardena, gli altri vanno avanti.
Con una tattica spietata (si parte di slancio , palla lunga e pedalare) tiro
la volata fino ad Arabba.
Qui sosta tattica ad un chiosco a mangiare qualcosa (Paolo ha impiegato 5
minuti per riprendersi fino a poter decidere cosa mangiare), proseguendo senza
esclusioni di colpi (ho raccontato delle cose per tirargli su il morale che solo
al pensiero mi vergogno, ma poi mi viene troppo da ridere!).
Li ho persi di vista sulla funivia (ma hanno rispettato la consegna di andare
avanti ad oltranza) ci siamo riuniti sulle piste del Passo Pordoi: da lì in poi
solo fatica (tranne che sul Lupo Bianco, dove c'era la solita folla in quella
stradina che continuano a chiamare pista) fino a Selva.
Alla base della funivia del Comici abbiamo incontrato Azzali e Pergi (ridotto ad
uno straccio dell'ultima pista, ridotta ad una lastra di ghiaccio condita da
consistenti panettoni, il massimo quando le gambe ormai non ce la fanno più), e
abbiamo fatto un tentativo di andare a mangiare al rifugio Comici (fanno menu di
pesce in un rifugio non raggiungibile in macchina a più di 2000 metri, e scusate
se e' poco)
Arrivati su cucina chiusa: alla notizia io e Azzali abbiamo subito un duro colpo
(era ovvio, erano quasi le 5 , ma peccato veramente, era tutto il giorno che
pregustavamo).
Allora foto di rito ed ultima pista. (8 ore di sci abbondanti, durante la
discesa hanno fermato gli impianti!).
Al parcheggio ultima sorpresa: Azzali trova una gomma sgonfia,e alzare la
macchina col cric su un parcheggio ricoperto di ghiaccio non è il massimo:e ci
e' andata bene perché ormai la gomma stava tirando gli ultimi (all' esterno
apparentemente integra, all'interno sulle tele) e in autostrada non sarebbe
stato bello.
Ma forse il meglio è stato quando il Catty mi ha chiesto di aiutarlo a togliere
gli scarponi: nessun problema, ho preso lo scarpone e ho tirato senza pietà: lo
scarpone è uscito, Catty quasi mi sviene (effettivamente mi sono ricordato dopo
dei lividi), ma d'altronde o così o tagliare gli scarponi con una sega circolare
(non mi pareva bello).
Alla fine, sostituita la gomma, sosta per una pizza a Selva e poi il rientro:
tutto bene ma gli ultimi chilometri (con otto ore di sci e nove di guida alle
spalle) sono stati veramente duri, ma vale sempre la pena.